18/03/2012

STORIA O STORIA DEL VINCITORE?

 

«C'è bisogno di stare attenti nell'osservare la nostra Storia, guardarsi indietro e poi capire che c'è bisogno di più memoria».

Così cantano i Modena City Ramblers, gruppo impegnato nel sociale, nel bel brano “Ramblers Blues”1.

C'è bisogno di ricordare, di fare memoria della nostra Storia. Ma qual è la nostra Storia? Una grande menzogna, come dissero François-Marie Arouet (Voltaire) e Henry Ford?

«Mai si è parlato tanto di memoria storica da quando è caduto il muro di Berlino», come afferma B. Spinelli2, ma nulla serve tutto questo parlare se non si affronta la questione sopra esposta, se non si fa memoria della Storia anziché del mito.

Il mito gregario che a lungo gerarchi e dittatori hanno usato per incatenare un popolo al presente o a un passato fittizio. La questione su cui desidero portare l'attenzione, espressa in altre parole, è: la Storia è Storia o Storia scritta dal vincitore? E dunque vaneggiamenti circa le radici romane, celtiche o cristiane di terre che sino a qualche anno fa non avevano proprio nulla in comune... E demonizzazione del “nemico”, i “rossi”, i “vietcong”... Tutto questo è Storia?

Emblematiche ancora una volta sono le parole di Spinelli: «La storia recente dell'uomo europeo si riassume in questa incapacità di cadere nel tempo e di conoscerlo»3.

L'uomo non “cade nel tempo” poiché la Storia gli viene negata, sostituita dal mito gregario “di moda” per il regime del momento. E questo, si badi bene, avviene proprio all'«uomo europeo»4. Perché l'Europa non esiste e non è mai esistita. Un superstato europeo, di orwelliana memoria, può essere imposto solo se alla gente non si dice che l'Europa è morta con Carlo Magno, ed era nata, qualche decennio prima, con la sua incoronazione.

Ma perché porsi questi problemi? Meglio mandare a morire tanti ragazzi in Russia, come fecero Hitler e Mussolini, senza che il popolo sapesse che la Storia si stava soltanto ripetendo: infatti Napoleone aveva fatto i loro stessi errori.

E i corsi e ricorsi della Storia di Gian Battista Vico cessano di essere materia filosofica, ma determinano l'orrore quotidiano. Gli esempi di questo sono innumerevoli: il contenuto del libro Play Dux (pubblicato subito dopo la caduta del Fascismo) è divenito attualità nell'ultimo (“altro”) ventennio; persecutori e perseguitati si scambiano i ruoli con lo scorrere dei secoli; gli Italiani, popolo di emigranti, se la prendono con i nuovi migranti...

Questo fenomeno, che si è sempre verificato, è però particolarmente tipico proprio «degli ultimi anni del Novecento»5, il che è paradossale se si considera che viviamo nell'era dell'informatica, in cui dovrebbe essere più semplice reperire informazioni storiche.

Ma ciò non avviene, perché, oggi come ieri, il popolo preferisce pseudo-storici miti gregari, ripetuti a più riprese come nel Ministero della Verità di Orwell, alla semplice Storia, fatta di realtà, di personaggi e di errori. Di moltissimi errori. Da cui dovremmo imparare.

Ma è forse più comodo per tutti – oppressi e oppressori – identificarsi con quel gregge, di cui parla Nietzsche e che «non sa cosa sia ieri, cosa sia oggi»6.

«L'uomo chiese una volta all'animale [la pecora del gregge]: Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?

L'animale [...] dice: Ciò avviene perché dimentico»7.

Perché dimentico. Perché dimentichiamo. E quando ricordiamo, ricordiamo quello che vogliono farci ricordare. E così la felicità resterà sempre in quel futuro in cui noi non vivremo mai.

Andrea Di Lenardo

 

1Album “Viva la vida y muera la muerte”.

2B. Spinelli, Il sonno della memoria.

3B. Spinelli, Il sonno della memoria.

4B. Spinelli, Il sonno della memoria.

5E.J.E. Hobsbawm, Il secolo breve.

6F. Nietzsche, Considerazioni inattuali.

7F. Nietzsche, Considerazioni inattuali.

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21/02/2012

RISCRIVERE LA STORIA - 2

 

  • Sant'Elena non era di Roma, né di Nocomedia e prima del 1662 era britannica, come Costantino I il Grande.

  • I Bush erano Scherff.

  • I Rothschild erano Bauer.

  • I Rockefeller erano Rockenfeller.

  • I Mountbatten erano Bettemberg o Battemborg.

  • Augusto, che fino al 1628 non esisteva, nel 1685 era figlio di un rettile, non di Gaio Ottavio.

  • Giovanni Battista non è mai esistito.

  • Giovanni Evangelista non è mai esistito.

  • Giancarlo Pontiglia e Maria Cristina Grandi affermano che gli Etruschi avevano un solo suono per “k” e “gh”1, ma non abbiamo nemmeno decifrato la loro scrittura, quindi la loro è un'invenzione.

  • Egesippo non è mai esistito.

  • Gli scritti attribuiti a Egesippo non sono mai esistiti.

  • Rivoluzione Francese: ci fu (almeno dagli anni '50 del XIX sec.), ma negli anni '50 del XIX sec. non ne era stata inventata ancora la versione ufficiale.

  • Giustiniano non fu il padre della moderna giustizia.

  • Cristoforo Colon (Colombo) non scoprì la terra delle colonie. Nel 1830, Cristoforo avrebbe scoperto le Indie Orientali nel 1485 e quelle Occidentali nel 1492 (numero simbolico). Nessun America. Negli anni '50 del XIX sec., Colombo scopre l'America, fatto questo cui non si tributa grande importanza, e infatti non era stata ancora inventata la data della scoperta del Nuovo Mondo.

  • Rivoluzione Americana: negli anni '50 del XIX sec. ancora non si sapeva nemmeno che vi fosse stata: infatti fu un bluff e i Massoni che la organizzarono prendevano ordini dalla gerarchia massonica inglese.

  • Fino al 1685, gli imperatori romani/cesari andavano da Cesare (che oggi si ritiene un cesare ma non un imperatore/principe) a Costantino I il Grande. Poi più nulla. Nel 1628 però non c'era ancora Augusto.

Andrea Di Lenardo

 

1Si veda G. Pontiglia e M.C. Grandi, Letteratura latina – Storia e testi – A, Milano, Casa Editrice G. Principato, 2004, p. 8.

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23/01/2012

RISCRIVERE LA STORIA - 1

 

«La storia è la menzogna comunemente accettata».

François-Marie Arouet

(Voltaire)

(membro della Massoneria)

 

«Tutta la storia è una grande fandonia».

Henry Ford

(membro della Massoneria)

 

«Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato».

Eric Arthur Blair

(George Orwell)

(membro della Massoneria)

 

«Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se sei in grado di controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare quelle parole».

Philip K. Dick

 

Falliscono Blockbuster e Kodak (da Koda, un demone iberico). Si uccide l'immagine e la registrazione. Si uccide la memoria storica. Quella virtuale può facilmente essere cambiata, manipolata. La Storia riscritti. Ed è questo che fanno gli accademici dell'élite, che non sono più storici, ma storiografi. Pensate al suo significato: storiografia... "scrivere la Storia"... o riscriverla. Come nel Ministero della Verità (inversione semasiologica) di Orwell (membro della Massoneria e imparentato con il suo omonimo George Walker Bush, membro della paramassonica Società del Teschio e delle Ossa; curioso è il fatto che un antenato della massonica famiglia Scherff (poi Bush) si chiamasse proprio Mason, “massone”, di cognome). Già Cesco Ciapanna parlò della collusione di Kodak, Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Arma dei Carabinieri (parte deviata, collusa con i servizi segreti deviati, la Psicopolizia di Orwell) e Stato d'Israele per cancellare continuamente e riscrivere progressivamente la Storia. Facendo storiografia. Ora le registrazioni di immagini (i video e le fotografie materiali) vengono distrutte. Per loro il gioco sarà molto più facile.

A questo punto si comprende perché hanno inventato Internet. Non un errore. Loro sapevano che avrebbe portato a questo. Se prima un film o un documentario scomodo poteva essere censurato solo in T.V. e al cinema, con il N.O.M. (Nuovo Ordine Mondiale) dell'immagine esso non verrà nemmeno più registrato in D.V.D. o cassetta, né potrà essere diffuso su siti Internet come MegaVideo e tutti quelli ad esso collegati, censurati sempre in questi giorni dall'F.B.I.

In ogni caso dobbiamo tenerci stretto Internet, è un arma che possiamo usare contro i suoi creatori. Finché dura.

La Storia viene continuamente riscritta. In Albania, negli anni della dittatura “comunista” (Capitalismo di Stato), gli individui scomodi venivano fatti sparire. Ma sparire veramente: il loro nome veniva rimosso da tutti gli archivi, tutti i documenti (luogo di lavoro, comune, anagrafe, scuola, ecc.), la loro esistenza negata. Come se non fossero mai esistiti. Il tutto in un mondo dominato da immagini e documenti stampati. Pensate come sarà facile riscrivere la Storia desso, nel N.O.M. del virtuale.

Un esempio può essere quello della banca Monte dei Paschi di Siena: adesso afferma che la sua sede è il Palazzo Salimbeni sin dal 1472, mentre sino a qualche tempo fa parlava del 16241.

Ci hanno spacciato la Bibbia per un testo storico e, non contenti, hanno scritto e riscritto anche questa! Il canone cattolico dei testi accettati, per come lo conosciamo noi, non venne completato se non ne XVI secolo! Si è vociferato circa la presunta scoperta di un frammento del Vangelo di Marcopresso Khirbet Qumrân, sul Mar Morto, ma in realtà si è scoperto che il frammento non aveva nulla a che fare con il Cristianesimo. Ancora oggi si continua a ripetere la lezioncina da catechismo per cui i vangeli canonici furono scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni nel I secolo, anche se non vi è alcuna prova di ciò! Per il loro contenuto (dati interni) è evidente che il N.T. è il frutto di una fusione fra la letteratura messianica e apocalittica (basti leggere i manoscritti del Mar Morto!) e i racconti delle vite e delle imprese di eroi e divinità della mitologia del mondo classico e della Fertile Mezzaluna, come ho più volte sostenuto e dimostrato (si veda la categoria “Le radici pagane del Cristianesimo”). A questo processo manipolatorio ha preso parte l'aristocrazia romana, con finalità demagogiche, almeno nelle figure di Costantino I il Grande (santo per la Chiesa ortodossa) e di sua madre, Elena (santa anche per i Cattolici).

Ma come se non bastasse, i vangeli sono stati poi riscritti, riveduti e corretti per i 1700 anni che separano noi da quel guerrafondaio regicida di Costantino.

Come disse addirittura Celso: «Voi [Cristiani] raccontate favole senza neanche possedere il dono di renderle credibili... Avete alterato tre, quattro volte e anche di più i testi dei vostri Vangeli al fine di mettere a tacere qualsiasi tipo di obiezione».

Basta prendere in mano l'ultima edizione C.E.I. Della Bibbia (2008) e confrontarla con una versione del 1994. In quest'ultima, in Mt e Lc, si afferma chiaramente che Gesù era il figlio primogenito, non unigenito di Maria e che questa non fece sesso con Giuseppe solo fino al momento del parto di Gesù. Nella versione del 2008 questo versetto si è miracolosamente... spaccato a metà, e la metà che afferma quanto sopra è, ancora una volta, miracolosamente... scomparsa! Tutto ciò è assolutamente irrilevante dal punto di vista storico perché personaggi come “Gesù”, “Maria” e “Giuseppe” non sono mai esistiti, come dimostra brillantemente il cristologo Luigi Cascioli (oggi purtroppo defunto) nel suo bel libro La favola di Cristo. Tuttavia questo dimostra almeno come la “parola di Dio” passi di moda e venga manipolata da quasi 2 mila anni.

Tim Newton, bibliofilo, studioso dell'antichità classica e professore di greco, scrive: «Nel 1958 lo studioso americano Morton Smith venne invitato a tornare nel monastero di Mar Saba – situato nel deserto, a circa venti chilometri da Gerusalemme – dove aveva soggiornato alcune settimane durante la seconda guerra mondiale.

Nel corso delle sue ricerche, mentre esaminava un'edizione seicentesca di Ignazio di Antiochia, sul risguardo scoprì dei minuscoli caratteri a mano greci datati al XVIII secolo. Accuratamente trascritto, il testo si rivelò parte di una lettera scritta dall'autore cristiano Clemente Alessandrino […] a un tale Teodoro. Il contenuto era sensazionale. […].

Marco, affermava Clemente, […] aveva lasciato questo vangelo […] [una versione più lunga dell'attuale Vangelo di Marco] […].

Ciononostante, Carpocrate ne aveva ottenuta una copia, che aveva iniziato a manipolare»2. In seguito anche Clemente manipolò il Vangelo di Marco, ma ancora la versione da lui riscritta non è uguale a quella del IV secolo, dal momento che, per esempio, la parabola del seminatore citata da Clemente in un suo scritto differisce da quella convenzionale più recente3.

Clemente Alessandrino scrive a Teodoro: «[...] non tutte le cose vere si devono dire a ogni persona [...]». Dopo di che prosegue nell'epistola indicando a Teodoro quali parti tenere e quali eliminare.

Questo hanno fatto da 2 mila anni. Hanno cancellato, riscritto e manipolato queste storielle di fantasie e si arrogano anche il diritto di presumere che esse corrispondano alla “parola di Dio”. No, nessuna parola di Dio. La parola di Costantino, di Elena, di Clemente, di Teodoro, della C.E.I. e dei manipolatori e revisionisti come loro4.

Un vecchio manoscritto del N.T., riportando i nomi dei fratelli di Gesù, parla di Giacomo, Giovanni, Simone e Giuda. Oggi il nome “Giovanni” non c'è più: al suo posto compare Giuseppe o Ioses, il che è ridicolo, dato che “Ioses” ha la stessa radice di “Iesus” (Gesù). Se fossero personaggi storici (cosa che non sono), avrebbe senso chiamare due fratelli con lo stesso nome?

La prima Bibbia risale solamente al 1885 ed è composta da tre versioni in rima del Vangelo di Nicodemo. L'edizione successiva della Bibbia è I misteri del Vecchio Testamento, divisa in sei volumi, ed è del 1878-1891. in questi anni esce anche la cosiddetta “Bibbia stabilita”. La bolla papale per la lettura della Bibbia è del 19965. Prima la gente non leggeva i testi sacri non tanto perché i preti non volessero, ma perché semplicemente non c'erano. Per secoli le uniche raffigurazioni di Cristo erano quelle di un giovinetto, identico a Dioniso o Apollo. L'immagine di Gesù come di un ebreo con tunica bianca, barba e capelli lunghi fu inventata in seguito.

Se dunque non possiamo fidarci del N.T. per credere a personaggi come Erode il Grande e Giovanni Battista dobbiamo rivolgerci all'“antico” Flavio Giuseppe? Sbagliato, perché anche i suoi scritti non sono anteriori alla fine del XIX secolo6. Più o meno nel 18707. In questo periodo sono miracolosamente saltati fuori dagli archivi vaticani e ancora oggi usati per avvalorare qualche storiella evangelica. Peccato che proprio nello stesso periodo storico sono saltati fuori quasi tutti i codici8 sui cui si basa il moderno Ministero della Verità orwelliano. Infatti i racconti di Erode e Giovanni il Battista sono pressoché identiche a quelle di Herut e Anubi il Battista, scoperte in antiche – queste sì! – incisioni egizie. E le iscrizioni su roccia non si possono manipolare. Ecco perché hanno introdotto il papiro e la pergamena (fatta con migliaia e migliaia di pecore trucidate).

Restando sempre nella Citta Eterna, possiamo oggi ammirare il Pantheon. Peccato che anche questo sia un invenzione del Ministero della Verità: le foto di questo edificio nel 1879 lo mostrano come completamente diverso. Il Pantheon è romano? Perché allora vi compaiono scene bibliche (quindi del 1891), san Raffaello e alcuni Savoia? Sul frontone del Pantheon vi è una scritta in cui si afferma che il tempio è dedicato all'erodiano Agrippa, di cui nulla si sapeva prima del 1870 (“scoperta” dei testi di Flavio Giuseppe in Vaticano)9.

Ogni tanto spuntano fuori nuovi personaggi: per esempio fino al 1628 l'imperatore romano Augusto ancora non esisteva. Il 24 aprile 1961 riemerse da mare un galeone svedese fatto costruire per il re Gustavo II Adolfo di Svezia fra il 1626 e il 1628. sulla parte superiore dello sperone e allineati in entrambi i lati di esso c'è una fila di imperatori romani, disposti in numero di dieci per ciascun lato (per un totale di venti). Ma manca Augusto, che evidentemente all'epoca non era ancora stato inventato10.

Nei primi anni 2000 la mia regione si scriveva Fiuli-Venezia Giulia, ora già Friuli Venezia Giulia. Un'inezia? Forse più rilevante sarà il caso di Leonardo da Vinci, presentato come tuttologo solo dal 1930. Il Larousse Universel del 1922 conosceva ancora solo Leonardo pittore11.

Poi hanno duplicato i nomi dei personaggi e i fatti storici, così che non comprendessimo che più racconti si riferivano alla stessa cosa. Così è con la storia degli Ebrei e degli Hyksos, presentati dal Ministero della Verità orwelliano (Chiesa del Dogma Pseudo-Storico di gente come il censore-dittatore mediatico Roberto Giacobbo o di Zahi Hawass, colluso con i criminali dell'ex governo dittatoriale d'Egitto). Nella categoria “Hyksos” ho dimostrato come gli antichi Ebrei, o Israeliti, altri non erano che gli Hyksos. Da essi discendono anche gli attuali Palestinesi e i Rom (perseguitati dai progrom nazisti di Hitler e Sarkozy poiché essi, al pari degli sciamani zulu del Sud Africa, hanno una tradizione orale, dunque non soggetta alle manipolazioni della carta stampata o ora del N.O.M. Del virtuale).

 

Continua...

1Si veda C. Ciapanna, Le due chiavi sono Biseva, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, dicembre 1990, p. 147.

2T. Newton, Il vangelo che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Roma, Newton Compton Editori, 2009, pp. 97, 98.

3Si veda T. Newton, Il vangelo che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Roma, Newton Compton Editori, 2009, p. 100.

4Si veda A. Di Lenardo, La manipolazione cattolica dei vangeli canonici, http://conoscenzaliberta.myblog.it/archive/2011/07/25/la-manipolazione-cattolica-dei-vangeli-canonici.html.

5Si veda C. Ciapanna, Prima che il nome del gallo canti, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, settembre 1989, p. XIII.

6Si veda C. Ciapanna, Le due chiavi sono Biseva, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, dicembre 1990, p. 147.

7Si veda C. Ciapanna, Prima che il nome del gallo canti, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, settembre 1989, p. XII.

8Si veda C. Ciapanna, Prima che il nome del gallo canti, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, settembre 1989, pp. VIII, IX, XI, XIII e XIV.

9Si veda C. Ciapanna, Prima che il nome del gallo canti, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, settembre 1989, p. XVII.

10Si veda V. Di Cesare, I Romani in Svezia, in «Arcana Magazine», Trebaseleghe (PD), Funfactory Entertainment, gennaio 2012, p. 38.

11Si veda C. Ciapanna, Prima che il nome del gallo canti, in «fotografare», Milano, Cesco Ciapanna Editore, settembre 1989, p. XXV.

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