21/03/2012

DIONISO/BACCO, UN ALTRO CRISTO ANTE LITTERAM

 

«Nacque da una madre vergine il 25 dicembre e venne messo in fasce in una mangiatoia. Fu un maestro che viaggiò e realizzò miracoli. Trasformò l'acqua in vino (come il Sole) e cavalcò un asino in trionfo (come fece la divinità egizia Set). Egli fu il montone o l'agnello, Dio delle Vigne, Dio degli Dei e Re dei Re, l'Unico Figlio Generato, espiatore dei peccati, Redentore, Unto (Christos), Alfa e Omega [Inoltre “Dioniso” significa “Figlio di Zeus/Dio”]. Fu crocifisso su un albero, ma risuscitò dai morti il 25 marzo [data in cui un tempo i Cristiani celebravano la Pasqua]. Durante il primi secolo a.C. anche gli Ebrei a Gerusalemme veneravano questa divinità. J.M. Roberts scrive in Antiquity Unveiled (Health Research, 1970) che “da IES, il nome fenicio di Bacco, discende il nome di Gesù”. Egli aggiunge che IES si può dividere in “I” (l'uno) e “es” (fuoco e luce). Presa come un'unica parola, “ies” significa l'unica luce. Egli continua così: «Tale luce non è altro che la luce del Vangelo di San Giovanni; e questo nome si ritrova ovunque sugli altari cristiani, sia protestanti che cattolici, a conferma quindi che la religione cristiana non è che una modificazione del Culto orientale del Sole, attribuito a Zoroastro. I cristiani lessero quelle stesse lettere “IHS” del testo greco come “Jes” e il clero cristiano romano aggiunse la terminazione [la desinenza latina] “us”»»1.

David Icke

 

1D. Icke, Figli di Matrix, Diegaro di Cesena (FC), Macro edizioni, 2002, p. 287.

09/02/2012

SAOSHYANT, UN ALTRO CRISTO ANTE LITTERAM

 

«Più tardi Soshans

In Iran era originariamente il titolo dell'eroe escatologico e del futuro salvatore; secondo l'Avesta egli rinnova il mondo e fa risorgere i morti. Compie il sacrificio del toro Hadayosh, e con il grasso dell'animale e il succo Haoma prepara un bevanda che dona l'immortalità a tutta l'umanità. Secondo una tradizione del IV secolo, nasce da una vergine che si bagna in un lago le cui acque hanno conservato miracolosamente il seme di Zarathustra»1.

I paragoni con il Mitraismo (prima) e con il Cristianesimo (poi) sono evidenti. Tematiche analoghe si trovano anche nei culti dell'egizio Horus e del mesoamericano Quetzalcoatl.

Andrea Di Lenardo

 

1M. Lurker, Dizionario di angeli, demoni e dèi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme, 2004 (1994), p. 382, alla voce “Saoshyant”.

09/08/2011

SATANA, IL PAGANESIMO E IL NATALE CRISTIANO

 

Il Natale cristiano non è che una festività solare pagana, re-interpretata come nascita di Gesù. Precedentemente era il “compleanno” di Mithra, del Sol Invictus e di altre divinità, esattamente come la Pasqua (dall'ebraico Pesah, “passaggio”), Easter in inglese, la celebrazione della dea della fertilità celtica Eostre, corrispondente alla germanica Ostara, alla amorrea Ištar, alla sumerica Inanna, alla egizia Isi-Hathor e alla fenicia-siriaca-cananea Astarte o Ašerat (fusa teocrasicamente nella figura di Atargatis, comprendente anche Anat(h), identificabile con la greca e minoica Athena e con l'egizia Neith).

Il 25 dicembre si riteneva che il Sole nascesse (o ri-nascesse, risorgesse) “al terzo giorno”, dopo la “morte del Sole” del solstizio d'inverno. Successivamente la rinascita del Sole (Gesù/Tammuz/Horus/Osiride) fu fatta coincidere con la rinascita di Eostre, cioè in occasione della Pasqua/Easter (cfr. Eostre).

Ma oltre al tema della “nascita di Gesù”, le celebrazioni e il simbolismo natalizi riguardano anche un altro personaggio, “Babbo Natale”, studiato dallo storico britannico Laurence Gardner in una sua opera1. Egli scrive: «Prendendo in esame il personaggio di Babbo o Papà Natale, assodato trattarsi di una figura in intima connessione con il mondo degli Elfi e della tradizione dei portatori di corna [renne, capri, demoni, ecc.], ci si è sovente chiesti se e in quale misura potesse essere collegato alla Magia [Paganesimo]. D'altronde la parola Santa non è forse l'anagramma di Satan [raffigurato sovente come un capro cornuto] e la tradizione che fa derivare a livello fonetico Santa Claus da San Nicola è per davvero così corretta e radicata come voglio farci credere?

Come si è visto la figura di Babbo Natale (con il caratteristico copricapo intrecciato di agrifoglio) altro non può essere che la rappresentazione schietta e diretta del natalizio Re dell'Agrifoglio, chiamato anche Papà Inverno e Nonno Gelo. L'allineamento di questo personaggio pagano alle esigenze della Cristianità è avvenuto nel XVII secolo [un secolo dopo la creazione del canone cattolico], mentre Santa Claus ha fatto la sua prima apparizione in America attorno alla metà dell'Ottocento. Senza poi, ovviamente, scordare il classico Papà Natale. Siamo senz'altro al cospetto della stessa figura, ma in che modo un santo della Chiesa [san Nicola di Mira] può aver trovato la strada di uniformarsi al magico e ridanciano Babbo Natale elfico?»2.

«Invece l'origine moderna della figura e della fiaba di Santa Claus risale al XVII secolo a va ascritta ai coloni americani (e, più precisamente, ai fondatori della città di New York, che, detto per inciso, venne chiamata Nuova Amsterdam per almeno tutto il 1700). Si dice che trasferirono con loro anche questa bella tradizione, ma la cosa non risponde al vero. I coloni olandesi, infatti, appartenevano tutti alla Chiesa Riformista Protestante Olandese, la quale ben poca simpatia mostrava nei confronti dei tanti santi della Chiesa Cattolica. In realtà Santa Claus scaturì da un personaggio fiabesco introdotto nella tradizione nordamericana dai coloni tedeschi: il nome del personaggio era Pelznichol (che significa Nicola Impellicciato)3, a volte chiamato Vecchio Nick. Si trattava di una sorta di folletto dispettoso (molto vicino a Hodekin e a Robin) e si ha notizia che sin dal 1827 era proprio lui il protagonista delle belle e allegre festività natalizie della città di Filadelfia4.

Riportando alla mente una figura eroica e stravagante come quella dell'antico eroe mesopotamico Enkidu descritto nell'epopea di Gilgamesh5, Pelznichol era un tipo strano e selvatico, famoso per i tiri mancini e gli scherzi che amava giocare alla gente almeno una volta all'anno, tradizionalmente poi tradizionalmente poi trasformatasi in quella del dono natalizio. Anche i coloni di origine danese della Pennsylvania, ma con loro tante altre famiglie di pionieri, si affezionarono a Pelznichol (chiamato anche Belsnickle), ma preferirono fargli vestire panni più tradizionalmente cristiani e farlo diventare l'amico dei bambini attribuendogli anche l'appellativo di Krist-kindle (Cristo dei Bimbi)6. Attorno al 1823 circa, Pelznichol mutò quindi il nome per diventare una volta per tutte Babbo Natale, ma anche il Bambin Gesù [o “Gesù Bambino”], vale a dire da un vecchio stanco e barbuto a un bimbo appena sbocciato alla vita. Ma il Bambin Gesù era presentato a volte pure lui come un bambino barbuto, vecchio e stanco. Al punto che a livello popolare i due erano visti come gemelli. Alla fine, per cercare di meglio distinguerli, la favola impose che mentre Santa Claus giungeva nelle stanze dei bimbi scendendo dal camino, il suo corrispondente cristiano lo faceva passando dal buco della serratura»7.

 

Continua...


1L. Gardner, Mito e magia del Santo Graal, Roma, Newton & Compton Editori, 2001.

2L. Gardner, Mito e magia del Santo Graal, Roma, Newton & Compton Editori, 2001, p. 174.

3Cfr. P. Siefker, Santa Claus, Last of the Wild Men, Jefferson, MacFarland, 1997.

4Cfr. A.L. Shoemaker, Christmas in Pennsylvania, Mechanicsburg, Stackpole Books, 1999, pp. 75-90.

5Cfr. A. Heidel, The Gildamesh Epic and Old Testament Parallels, Chicago, University of Chicago Press, 1949.

6Cfr. P. Siefker, Santa Claus, Last of the Wild Men, Jefferson, MacFarland, 1997, pp. 33, 34.

7Cfr. A.L. Shoemaker, Christmas in Pennsylvania, Mechanicsburg, Stackpole Books, 1999, pp. 33-36 e note a p. 152.

29/07/2011

LA SANTISSIMA TRINITA'... BABILONESE

 

«[...] la trinità “cristiana” è la trinità babilonese sotto mentite spoglie. Nimrod (il pesce), suo figlio, Tammuz (che morì per salvare l'umanità), e sua “madre”, la Regina Semiramide (la colomba) [imago archetipico della Grande Madre, come Iside e la Madonna], vennero trasformati nel Padre, Figlio e Spirito Santo del Cristianesimo. Il simbolismo babilonese è stato portato avanti sia nelle religioni che essi fondarono [ereditando i miti dei Sumeri] sia nei simboli e nell'architettura delle nostre città. A Babilonia, Nimrod venne anche simboleggiato come il Dio Pesce, Oannes […]. I cattolici venerano Maria, la vergine “Madre di Gesù” e “Regina del Cielo”, nello stesso modo in cui i Babilonesi veneravano Semiramide, la vergine “Madre di Tammuz”, e “Regina del Cielo”, e in cui gli Egiziani [Egizi] veneravano Iside, la vergine “Madre di Horus” e “Regina del Cielo” [si veda Hyksos – Mitocrasia e teocrasia1 (categoria Hyksos) e Iside e Horus – Maria e Gesù2, Le radici egizie del Cristianesimo3, Il Sole, alias “Gesù Cristo”4 e 35 “Gesù Cristo” ante litteram5 (categoria Le radici pagane del Cristianesimo)] […]. Si narra che Semiramide fu fecondata da “Dio” – i raggi del Dio Sole, Nimrod, noto anche come Baal [presso i Fenici corrispondente a Nimrod per il carattere di deità solare; si veda Le radici fenicio-cananaiche del Cristianesimo (categoria Le radici pagane del Cristianesimo)] – attraverso una “immacolata concezione”.

I “figli nati da una vergine”, Gesù e Horus, erano entrambi collegati al simbolo del pesce, così come Nimrod. Le storie dei Vangeli, sulle quasi si basano “Gesù” e il Cristianesimo, sono una massa di simboli delle scuole misteriche egiziane [egizie]/sumere/babilonesi che si riferiscono al culto del sole [e della Terra] […]. La stessa storia di base del “nato il 25 dicembre, morto per salvare l'umanità” ecc., era largamente diffusa migliaia di anni prima del Cristianesimo e si riferiva a divinità solari venerate in molte e varie culture, tra cui quelle di Roma (Mitra) e di Babillonia (Tammuz – il “figlio del Dio Sole”). Le aureole che appaiono nelle immagini dei èersonaggi del Vangelo [e dei Veda induisti] si ispirano al modo in cui gli antichi raffiguravano le loro divinità solari, per l'appunto con un'aureola per simboleggiare ciò che esser rappresentavano – il Sole.

[…].

[…]. Quando Tammuz morì, Semiramide disse che era “asceso al padre”, il Sole o Baal [teonimo che significa “Signore”, proprio come “El”, l'ebraico per “Dio”], e che sarebbe stato venerato sotto forma di fiamma. La festività cristiana della Pasqua ha la stessa origine. La Pasqua [Easter in inglese] deriva dalla divinità babilonese Ishtar [la celtica Eostre (si veda Le radici celtiche del Cristianesimo6, nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo) e la germanica Ostara] (ancora Semiramide) […] [che] celebrava suo figlio, Tammuz, che era il “figlio unigenito della Dea Luna e del Dio Sole” – Nimrod e Semiramide. Anche le uova di “Pasqua” (Ishtar) e il “coniglietto pasquale” derivano da Babilonia. La Regina Semiramide [associata alla fertilità] diceva di essere venuta dalla luna in un uovo gigante [associato alla fertilità], poi divenuto noto come uovo di Ishtar. Si narra che Tammuz [associato alla fertilità] avesse una vera passione per i conigli [associati alla fertilità], e da qui ecco l'origine del coniglietto pasquale. Essi mangiavano anche le “torte sacre” con una “T” sulla superficie – l'origine delle nostre focaccine calde con la croce. La “T” è uno dei principali simboli della massoneria, in parte per i suoi collegamenti con Babilonia a Tammuz. L'ostia cristiana utilizzata nelle funzioni cattoliche deriva dall'egiziano [egizio] ta-en-aah – il pane sacrificale della luna. I cristiani credono che il pane simboleggi il “corpo di Gesù” mentre in realtà essi prendono parte a un rituale riconducibile alla Dea Luna egiziana [egizia]!»7.

Tammuz (o Dumuzi) ha la stessa radice del nome Tommaso (l'aramaico Tomà), l'apostolo di Gesù. Tammuz/Tommaso corrisponde anche al nome Dima dei canonici Atti degli Apostoli e al buon ladrone Disma della tradizione apocrifa. Tommaso, secondo il Vangelo di Tommaso e il Libro di Tommaso, si chiamava anche Giuda (Yehoudah) e viaggiò in India, proprio i Veda sostengono fece anche Gesù. Inoltre, secondo una tradizione islamica, al posto di Gesù, sulla croce, si trovava Giuda Iscariota, il cui nome significa “Giuda Zelota”, esattamente come viene chiamato Giuda Taddeo nell'Epistula Apostolorum. Giuda Taddeo, nel Vangelo di Luca e dei canonici Atti, è “Giuda di Giacomo”, corrispondente al “Giuda, fratello di Giacomo” della neotestamentaria Lettera di Giuda. Anche Taddeo avrebbe viaggiato verso Oriente e sarebbe associato (così come il discepolo Addeo/Taddeo) all'immagine di Cristo della corte orientale di re Agbaro (o Abgaro), così come il Gesù vedico è associato all'incontro con un sovrano orientale. Taddeo non è che una variante di Teuda (Theudas), il quale è detto “padre di Giacomo il Giusto” dell'apocalittica gnostica attribuita al primo vescovo (mevaqqer in ebraico) di Gerusalemme (Tsion) e, come narra Tito Flavio Giuseppe, radunò una folla nel deserto al pari di Giovanni Battista o di un Giosuè (Gesù) redivivo. Lo stesso Cristo viene “confuso” col Battista (suo coetanea) nel Nuovo Testamento). Inoltre Giuda Tommaso è definito “gemello” (tomà in aramaico) di Gesù, nella letteratura gnostica, e quindi fratello di Giacomo, come Giuda di Giacomo, e un certo Giuda è annoverato fra i “fratelli di Gesù” del N.T., così come un “altro” Taddeo è ritenuto figlio di Alfeo (Cleofa) e Maria nel Frammento Papia.

Tutti questi collegamenti e identificazioni fra personaggi evangelici e apocrifi dimostrano la loro inesistenza storica e dimostrano invece la loro derivazione dal pagano Tammuz.

Si veda anche Le radici mesopotamiche del Cristianesimo8 (categoria Le radici pagane del Cristianesimo).


1A. Di Lenardo, Hyksos – Mitocrasia e teocrasia.

2A. Di Lenardo, Iside e Horus – Maria e Gesù.

3A. Di Lenardo, Le radici egizie del Cristianesimo.

4A. Di Lenardo, Il Sole, alias “Gesù Cristo”.

5A. Di Lenardo, 35 “Gesù Cristo” ante litteram.

6A. Di Lenardo, Le radici celtiche del Cristianesimo.

7D. Icke, L'amore infinito è l'unica verità, tutto il resto è illusione, Diegaro di Cesena (FC), Macro Edizioni, 2006, pp. 183-187.

8A. Di Lenardo, Le radici mesopotamiche del Cristianesimo.

28/07/2011

ISIDE E HORUS - MARIA E GESU'

 

Riporto un brano che conferma ancora una volta quanto da me scritto circa la derivazione delle figure di Maria e Gesù dalle divinità egizie Iside e Horus, nelle pagine Hyksos – Mitocrasia e teocrasia1 (categoria Hyksos), Da Horus a Gesù2, Le radici egizie del Cristianesimo3, Il Sole, alias “Gesù Cristo”4 e 35 “Gesù Cristo” ante litteram5 (categoria Le radici pagane del Cristianesimo).

«All'inizio dell'Impero romano il culto di Iside, nato a Roma come religione misterica come il cristianesimo e il mitraismo, era molto popolare in tutta la regione mediterranea. Vari studiosi ritengono che molte della tradizioni di questo culto siano simili ad alcuni miti cristiani: per esempio Iside, Osiride e Horo [Horus] erano venerati tutti e tre insieme, proprio come accade per la Santa Trinità cristiana. La storie di questa religione raccontano di un bambino partorito da una vergine, e l'immagine di Iside con Horo è quasi identica a quella della Madonna con in braccio il bambino Gesù. Le leggende egizie parlavano anche di una resurrezione, cosa che lasciava sperare i seguaci di una vita dopo la morte.

Augusto e il senato romano non videro mai di buon occhio il culto di Iside [e nemmeno quello di Dioniso/Bacco, sostanzialmente analogo a quello di Gesù/Mitra/Horus; si veda la pagina Le radici elleniche del Cristianesimo6 (categoria Le radici pagane del Cristianesimo)], perché pensavano fosse troppo segreto ed esotico. Ll'imperatore riteneva che la natura sessuale dell'immagine di Iside fosse pornografica e, cosa ancora più importante, il culto di Iside proveniva dall'Egitto. Nemica di Augusto, Cleopatra [VII] si era spesso abbigliata come Iside e aveva anche sostenuto di essere la sua reincarnazione.

A dispetto dei suoi detrattori, il culto di Iside fu ampiamente praticato dalle donne dalle classi più basse fino al quarto secolo d.C., poi esso cominciò a essere assorbito dal cristianesimo. Nel sesto secolo il culto di Iside era completamente scomparso»7 perché il suo nuovo nome era “Vergine Maria”.


1A. Di Lenardo, Hyksos – Mitocrasia e teocrasia.

2A. Di Lenardo, Da Horus a Gesù.

3A. Di Lenardo, Le radici egizie del Cristianesimo.

4A. Di Lenardo, Il Sole, alias “Gesù Cristo”.

5A. Di Lenardo, 35 “Gesù Cristo” ante litteram.

6A. Di Lenardo, Le radici elleniche del Cristianesimo.

7T.C. Leedom E M. Murdy (a cura di), Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Roma, Newton & Compton Editori, 2008, p. 67.

25/07/2011

TUTTE LE NAZIONI VISITATE DA GESU'

 

Tutti i Paesi visitati da Gesù Cristo secondo la leggenda, i vangeli, l'agiografia. Le sue presunte visite a queste nazioni si intrecciano inesorabilmente con le tradizioni pagane a cui è legato il mito del Messia, e che hanno dato origine a quello che oggi noi chiamiamo “Cristianesimo” (si veda la categoria Le radici pagane del Cristianesimo del mio blog).

 

  • Britannia

  • Egitto

  • Galilea

  • Gallia

  • Giappone

  • Giudea

  • India

  • Roma.

01/07/2011

35 "GESU' CRISTO" ANTE LITTERAM

 

Come ho sottolineato più volte nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo1 e Hyksos2del mio blog, il Cristianesimo, dal punto di vista dei miti su “Gesù Cristo”, non è che la rivisitazione del Paganesimo precedente. Riporto un brano significativo, ennesima conferma da quanto vado dimostrando dal momento dell’apertura di questo blog.

Kersey Graves, nel suo The World’s Sixteen Crucified Saviours – Christianity Before Christ3, scrive: «Secondo la storia o le leggende tutti questi messia, salvatori e figli di Dio sono scesi dal cielo e hanno preso sembianze umane, incarnandosi in un corpo, ma mostrando allo stesso tempo prove incontestabili di origine divina facendo miracoli e prodigi, e dimostrando virtù eccezionali. Infine tutti questi Gesù Cristo (unificando in questo nome tutti loro) posero le basi per la salvezza del mondo, e ascesero al cielo.

Eccoli:

 

  • L’indostano Krishna [si veda la pagina Le radici indiche del Cristianesimo4, nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo]

  • L’indiano Buddha Krishna [si veda la pagina Le radici indiche del Cristianesimo]

  • Salivahana delle Isole Bermuda

  • Gli egizi Zulis, o Zulhe, e anche Osiride e Oro [si vedano le pagine Da Horus a Gesù5, Il Sole, alias “Gesù Cristo”6 e Le radici egizie del Cristianesimo7, nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo, e le pagine Hyksos 14 – Mitocrasia e teocrasia8 e Gli antichi Egizi andarono in America9, nella categoria Hyksos]

  • Lo scandinavo Odino

  • Il caldeo Crite

  • Il persiano Zoroastro

  • I fenici Baal e Taut, “i soli procreati da Dio”

  • Il tibetano Indra [si veda la pagina Hyksos 15 – Yahweh, dio della Luna10, nella categoria Hyksos]

  • L’afgani Bali

  • Il nepalese Jao

  • Il Bilingonese Wittoba

  • Il siriano Thammuz [si veda la pagina Le radici mesopotamiche del Cristianesimo11, nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo]

  • Il frigio Atys [si veda la pagina Le radici frigie del Cristianesimo12, nella categoria Le radici pagane del Cristianesimo]

  • Il tracio Xamolxis

  • Zoar dei Bonzi

  • L’assiro Adad

  • I siamesi Deva Tat [“dio Tat”, che ha la stessa radice del fenicio Taut] e Sammonocadam

  • Il tebano Alcide

  • Mikado dei Sintoos

  • Il giapponese Beddru

  • Hesus o Eros e Bremrillah dei Druidi

  • Il gallico Thor, figlio di Odino [si veda la pagina Hyksos 15 – Yahweh, dio della Luna, nella categoria Hyksos]

  • Il greco Cadmo

  • Hil e Feta dei Mandaiti

  • I messicani Quetzalcoatl e Gentaut [ancora la radice –taut; si veda la pagina Gli antichi Egizi andarono in America, nella categoria Hyksos]

  • Il re universale delle Sibille

  • Ischy dell’isola di Formosa

  • Il maestro divino di Platone

  • Il santo di Xaca

  • I cinesi Fohi e Tien

  • Adone, figlio della vergine greca Lo

  • I romani Issione e Quirino

  • Prometeo del Caucaso

  • L’arabo Maometto

 

Tutti questi personaggi hanno ricevuto onori divini e sono stati quasi adorati come dèi, o figli di dèi; quasi tutti si sono incarnati come cristo, salvatore, messia o mediatore; non pochi di loro sono nati da vergini [Maria/Mary, Mary/Iside, Semiramide, Lo, ecc.]; alcuni hanno un carattere identico a quello del Gesù Cristo biblico; molti di loro, proprio come Gesù, sono stati crocifissi [Horus, Quetzalcoatl, ecc.]; infine tutti loro, presi insieme, forniscono un prototipo per quasi ogni accadimento importante e miracoloso, o dottrina, o precetto, del Salvatore cristiano di cui si narra nel Nuovo Testamento»13.


1 A. Di Lenardo, Le radici pagane del Cristianesimo.

2 A. Di Lenardo, Hyksos.

3 K. Graves, The World’s Sixteen Crucified Saviours – Christianity Before Christ, New York, Truth Seeker Company, 1875.

4 A. Di Lenardo, Le radici indiche del Cristianesimo.

5 A. Di Lenardo, Da Horus a Gesù.

6 A. Di Lenardo, Il Sole, alias “Gesù Cristo”.

7 A. Di Lenardo, Le radici egizie del Cristianesimo.

8 A. Di Lenardo, Hyksos 14 – Mitocrasia e teocrasia.

9 A. Di Lenardo, Gli antichi Egizi andarono in America.

10 A. Di Lenardo, Hyksos 15 – Yahweh, dio della Luna.

11 A. Di Lenardo, Le radici mesopotamiche del Cristianesimo.

12 A. Di Lenardo, Le radici frigie del Cristianesimo.

13 K. Graves, I sedici salvatori crocifissi (tratto da The World’s Sixteen Crucified Saviours – Christianity Before Christ, New York, Truth Seeker Company, 1875), in T.C. Leedom e M. Murdy (a cura di), Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Roma, Newton & Compton, 2008, pp. 191, 192.

20/05/2011

DA HORUS A GESU'

 

 

Horus (o (H)oro, dall’egizio heru, “eroe”, come l’inglese hero e l’italiano “eroe”, aventi la stessa radice), al pari di Gesù, fu concepito da una vergine, Iside-Mari. Era l’Unigenito figlio del dio Osiride. Padre putativo di Horus fu Jo-Sêph, di discendenza reale. Horus nacque in una grotta, annunciato da un angelo a sua madre Mari. La sua nascita fu annunziata da angeli e da una stella, ed egli nacque il 25 dicembre in una mangiatoia. I suoi seguaci lo raffigurarono come un bambino in una mangiatoia e festeggiarono la sua nascita il 25 dicembre. Alla sua nascita assistettero dei pastori e dopo la nascita vennero a lui tre personaggi, ma ben presto Herut cercò di far uccidere Horus, così Osiride disse a Mari, fatta oggetto di culto, di nascondersi con suo figlio. All’età di dodici (12) anni, Horus compì un atto importante. Dai dodici ai trenta (30) anni, non vi è alcuna documentazione sulla vita di Horus, il quale fu battezzato presso il fiume Eridano, o Iarutana, all’età di trent’anni per opera di Anup il Battista, che fu poi decapitato. Horus fu portato dal deserto su un’alta montagna dal suo rivale Sut, o Set(h), dove però resiste alla tentazione. Horus aveva dodici discepoli, camminò sull’acqua, espulse i demoni, guarì i malati, restituì la vista ai ciechi e resuscitò Asar presso la città di Anu1. «Gli ebrei aggiunsero il loro prefisso (“beth”) per “casa” ad “Anu”, originando “Beth-Anu”, o la “Casa di Anu”. Dato che “u” e “y” erano anticamente intercambiabili, “Bethanu” divenne “Bethany” (Betania), la località menzionata in Giovanni 11»2 come sede della resurrezione di Lazzaro. Ad Asar, fatto resuscitare da Horus, «[…] ci si rivolgeva utilizzando, come segno di rispetto, il termine “l’Asar”. Tradotto in ebraico, è reso “El-Asar”. I romani aggiunsero il […] [suffisso] “us” per indicare un nome maschile, ottenendo “Elasarus”. Con il passare del tempo la “E” fu omessa e la “s” si tramutò in “z”, dando origine a “Laz[z]arus” (Lazzaro)»3. Horus fu trasfigurato su una montagna, pronunciò il celebre Sermone del Monte. Morì crocifisso accompagnato da due ladroni, fu sepolto in una tomba, discese agli inferi e resuscita dopo tre giorni. Fu adorato presso Anu, come Gesù presso Betania. La sua resurrezione fu annunciata da donno. Horus in futuro instaurerà un regno millenario. Horus era considerato un personaggio mitico, un salvatore dell’umanità e un dio-uomo. Veniva raffigurato come un pargolo in braccio alla madre-vergine Mari, e veniva chiamato KRST (cioè l’“unto”), il buon pastore, l’agnello di Dio, il pane della vita, il figlio dell’uomo, la Parola, il pescatore e il redentore. Era associato ai pesci e al segno astrologico dei Pesci, oltre che alla mazza, alla vite e alla verga del pastore. Horus insegnava a dare il pane all’uomo affamato, l’acqua all’uomo assetato e vestiti all’uomo ignudo4. Disse: «Io sono il Signore della Luca [cfr. il giovanneo «Io sono la luce del mondo»]»5. Era colui che conosceva le vie del cielo6. Disse ancora: «Io possiedo il pane in Anu. Io condivido in cielo il pane con Râ [cfr. il giovanneo «Io sono il pane di vita ch’è disceso dal cielo»]»7.

Si noti, fra le numerosissime similitudini, le analogie fra i nomi: Mari/Maria, Giuseppe/Jo-Sêph, Herut/Erode, Iarutana/Giordano, Anup/Giovanni e Set/ Satana.

 

Iside-Mari, come abbiamo visto corrisponde alla Madonna, madre di Gesù (Horus). Nella mitologia egizia, essa è sorella di Osiride-Asar8, resuscitato da Horus, così come Maria di Betania è sorella di Lazzaro (Osiride) secondo il canonico Vangelo di Giovanni. Nell’agiografia cristiana, come nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, o Varagine, Maria di Betania viene identificata con Maria Maddalena, madre di Gesù, secondo la tradizione talmudica. Si confronti tutto ciò con Mari, sorella di Asar e madre di Horus.

Mari-Iside era una vergine madre, proprio Maria, madre di Gesù.

Scrive a tal proposito laura Malucelli, autrice9 e storica del Cristianesimo10: «La realtà della “verginità” di Maria è stata storicamente spiegata: si è trattato di un errore durante la traduzione greca della Bibbia, quando si traslò giovane donna (alma[h])11 […] in vergine.

Ma se i teologi si sono accorti dell’errore perché hanno continuato a insistere sulla verginità mariana?

Perché i popoli primitivi adoravano una divinità femminile, la Madre terra. Con l’andare del tempo essa venne affiancata a una divinità maschile, più potente.

Anche presso i giudei e i cristiani primitivi vi erano le tracce della derivazione del culto matriarcale e la Madre terra (antica dea) [Iside-Mari] era divenuta la Ruah o Spirito Santo. I “Figli di Dio” […] derivavano la loro forza vitale dall’unione creatrice di Dio con Ruah, la Madre.

Ecco dunque la logica trinità: Padre, Madre, Figlio [Osiride, Iside, Horus] […]. I sacerdoti guerrieri patriarcali decisero di abrogare la Ruah, ma il suo culto era troppo radicato. Tutto quello che fu possibile fare fu toglierle il nome. La Ruah, dunque, divenne solo lo Spirito Santo, entità asessuata e incorporea. Quando i cristiani della scuola di Paolo cominciarono a sostenere, quindi, l’unione tra Maria e lo Spirito Santo […] [altri gruppi di] cristiani restarono sgomenti.

Il Vangelo di Filippo mostra tutto lo sbalordimento dei cristiani dell’epoca:

Taluni hanno detto che Maria ha concepito dallo Spirito Santo. Essi sono in errore. Essi non sanno quello che dicono. Quando mai una donna [Maria/Iside-Mari] ha concepito da una donna [Spirito Santo/Iside-Mari]?”12 […]

Il Vangelo apocrifo di Tommaso cita uno Spirito Santo femminile, che chiama la Innocente Spiritualità

Nel momento della “verginificazione” di Maria si ricorse così a una trinità maschile […].

[…].

 

Fu allora che San Paolo fece […] Gesù un semidio nato in modo straordinario. […] la frase: “Un vento calerà su di te [Maria] e ti coprirà come un’ombra la potenza dell’altissimo [El Elyon]” (Luca 1,35) […] è la copia identica dei comportamenti utilizzati da Zeus per accoppiarsi con le donne terrestri. La mitologia pagana si sposa con la nuova religione così da realizzare il sincretismo [si veda il capitolo Mitocrasia e teocrasia].

[…]. Così, sul finire del 300 Giovanni Crisostomo fece approvare il dogma della sempiterna verginità di Maria, ante partum, in partu, post partum.

[…].

[…]. Gesù non poteva essere soltanto il figlio subalterno di Dio. Ciò avrebbe significato che la nuova fede [il cristianesimo] era in realtà il credo nel Dio dei giudei [si vedano i capitoli Yahweh, dio della Luna e Adonai, dio del Sole in Hyksos ed Ebrei], con l’unica differenza di averlo dotato di prole. Quindi, ovviamente […] i cristiani romani non avrebbero potuto distanziarsi, come volevano dai giudei.

Così, nel Concilio di Nicea del 325, vi fu una disputa animatissima, tanto che alcuni partecipanti vennero uccisi ([…] gli ariani […]). Si decise infine che Gesù non era solo il Figlio, ma Dio stesso incarnato. […].

[…] Maria ottenne anche lo scopo di assorbire molti culti pagani tradizionali (Idaea, Iside egiziana, Astarte fenicia…) ancora associati alla Magna mater deorum, la Dea Madre di tutti gli dei, e di convertire i templi di queste dee pagane al culto della Madonna»13.

 

Horus era il Sole, Iside la Grande Madre, vale a dire la Terra. Avendo constatato sinora le analogie fra Cristianesimo e il culto di Horus e Iside-Mari, osserviamo come queste divinità facciano riferimento ad archetipi teistici presenti anche in altre culture.

Riporto a quanto scritto in un sito web riguardo questo argomento: «Il cristianesimo non si è sviluppato di colpo a seguito della presunta venuta di Gesù ma da un concetto che esisteva da millenni, espresso in altri termini.
In effetti, come si può constatare […], la religione cristiana è stata costruita su numerosi dei, religioni, sette, culti e riti misterici che erano presenti sulla terra assai prima dell’attuale era cristiana, compreso il mondo ebraico, assai meno monoteista di quanto si voglia far credere, dove gli israeliti adoravano numerosi dei, inclusi il sole, la luna [si vedano i capitoli
Yahweh, dio della Luna e Adonai, dio del Sole in Hyksos ed Ebrei], le stelle e tanti altri presunti ospiti del “cielo”.

La base fondamentale di tutti i miti (e quindi del cristianesimo) si ritrova dunque negli antichissimi culti solari [come quello di Horus]. Non è un caso che si siano enumerati 12 patriarchi, 12 tribù d’Israele e 12 apostoli, essendo 12 il numero dei segni dello zodiaco, parte fondamentale dei culti solari, in quanto questi segni identificavano le 12 “case” attraverso le quali il sole passa ogni giorno e le 12 ore del giorno e della notte.

Indubbiamente anche le 12 fatiche di Ercole, i 12 aiutanti di Horus, i 12 generali di Ahura-Mazda [i 12 compagni di Odisseo, quando questi cade prigioniero del ciclope Polifemo, i 12 Cavalieri della Tavola Rotonda del leggendario re Artù] ed i 12 apostoli di Gesù sono simboli dei segni zodiacali e non corrispondono a nessun particolare interprete del dramma che si sarebbe svolto sulla terra nell’anno 30 (e.v.).

[…] Le figure principali del cristianesimo derivano da divinità pagane esistenti in precedenza. Ad esempio, la triade padre-madre-figlio è presente in molte mitologie antiche: gli egizi avevano Osiride, Iside ed Horo; i romani Giove, Giunone e Minerva; i sumeri Enchi, Ninhursaga e Tammuz; i persiani Ahura Mazda, Anahita e Mitra, e via dicendo. Da notare che per i romani i due dei avevano una figlia anziché un figlio per lontana eco dell’ormai remoto periodo matriarcale. Parallelamente altre mitologie avevano una coppia invece del trio: i lidi con Cibele ed Atti[(s)], i greci con Demetra e Persefone e così via.

 

Il fatto che alcuni popoli avessero un trio ed altri una coppia (senza il padre), avvenne perché nella società in cui il maschio aveva maggior predominanza si affiancò in seguito alla madre, dea della natura, ed al figlio, dio della vegetazione, un dio maschio che facesse da capofamiglia. Addirittura in alcuni popoli il dio paredro (= compagno) della dea da figlio divenne marito perdendo così ogni alone di inferiorità o subalternanza: è il caso dei palestinesi (Asera ed Aleian-Baal), degli [(k)]hurriti ("Ma" ed il dio delle tempeste), e forse anche dei paleomaltesi. Nella mitologia indiana post-vedica, infine, le tre divinità trinitarie erano tutte maschili: Brama, Visnù e Sciva.


La Dea Madre, o Grande Madre [Iside], è stata probabilmente la prima divinità immaginata dallo spirito umano; ma anche se ciò non fosse, il suo simbolismo è tuttavia una caratteristica predominante nei reperti archeologici del mondo antico, dalle Veneri gravettiane […] alle iscrizioni del Mediterraneo orientale, dell’Asia occidentale, della valle dell’Indo e dell’Egeo. Il culto si concentrò dapprima sul mistero della nascita, e perciò si mettevano in particolare risalto le funzioni della donna […] gli attributi sessuali erano esagerati e suggerivano l’idea della gravidanza e talvolta anche del parto. Il loro scopo era di stimolare la vita con un’abbondanza sempre maggiore, sia nel genere umano che negli animali e nella natura, sicché la nascita e la generazione erano fuse in uno con la conservazione delle risorse alimentari da cui dipendeva l’esistenza.


Con lo sviluppo dell’agricoltura e della pastorizia e man mano che il culto progrediva, specialmente nel Vicino Oriente, si andò facendo sempre più chiaramente definita la figura di una dea che personificasse le funzioni materne.

In un primo tempo fu la dea vergine [come Iside o la Beata Vergine Maria] che fece sentire la sua influenza predominante dall’India al Mediterraneo. In Mesopotamia […] le forze produttrici della terra avevano fornito nei tempi preistorici (quando la donna aiutava l’uomo a coltivare con zappe e vanghe, prima che venisse inventato l’aratro ed essa sostituita dalle bestie atte a tirarlo) una classe divina in cui predominava l’elemento femminile […]14.

Ora, il cristianesimo con il trio Dio-Spirito Santo-Figlio ricopre la posizione mitologica del trio post-maschilistico mentre colla copia Madre-Figlio ricopre la posizione mitologica della coppia pre-maschilista
»15.

8 Si veda M. Lurker, Dizionario di Angeli, Demoni e Dèi, Alessandria, Piemme, 2004, alla voce “Iside”.

9 Autrice di Schiave Ribelli, San Lazzaro di Savena (BO), Nuovi Mondi Media e coautrice de Il Libro Nero del Cristianesimo, San Lazzaro di Savena (BO), Nuovi Mondi Media, 2001.

10 Si veda R. Kick (a cura di), Tutto quello che sai è falso – 2, San Lazzaro di Savena (BO), Nuovi Mondi Media, 2004, p. 480.

11 Cfr. P. Rodríguez, Verità e Menzogne della Chiesa Cattolica, Roma, Editori Riuniti, 1998.

12 Vangelo di Filippo 17, in M. Crateri (a cura di), I Vangeli Apocrifi, Torino, Einaudi, 1969.

13 L. Malucelli, Tutto quello che non dovreste sapere sul Cristianesimo, in R. Kick (a cura di), Tutto quello che sai è falso – 2, San Lazzaro di Savena (BO), Nuovi Mondi Media, 2004, pp. 309-311.

14 Cfr. E.O. James, Antichi dei mediterranei, cap. La dea Madre e le nozze sacre.

09/01/2011

IL SOLE, ALIAS "GESU' CRISTO"

 

Sono qui contenuti alcuni dati complementari a quanto da me già riportato in questo blog, nelle varie pagine relative alle radici pagane del cristianesimo.

 

Horus

Il culto di Horus si diffuse a partire dal 2 mila a.C.! I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono “riciclate”.

 

Mitra

Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente. A proposito, anche Mitra:

  • era stato partorito da una vergine;

  • aveva dodici discepoli;

  • veniva soprannominato “il Salvatore”.

 

Shamash

Il culto di Shamash si diffuse a partire dal 3 mila a.C.! Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro.

 

Tammuz

A Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.

È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.

 

Dioniso

Nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Veniva celebrato il dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi.

 

Bacab

Dio Sole nello Yucatan, si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.

 

Wiracocha

Il dio Sole inca veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in giugno).

 

Cristo

Cristo, come ho dimostrato più volte in questo blog, non è che il nome dato nel IV sec. d.C. al Sole. In relazione a questo, si presti attenzione al seguente passo neotestamentario: «La luce mostra la vera natura di tutto ciò che viene messo in chiaro, poi la luce trasforma ciò che essa illumina, e lo rende luminoso. Per questo si dice: Svegliati, tu che dormi.. sorgi dai morti e il Cristo ti illuminerà» (Epistola agli Efesini 5:13-14, attribuita a Paolo di Tarso).

 

 

 

Il 25 dicembre è la data di nascita dei seguenti dèi:

 

  • il dio Adone nell'antica Siria;

  • il dio Ati nell'antica Frigia, noto anche come “Salvatore” e simboleggiato da un agnello

  • il dio Bacab, che si credeva fosse stato messo al mondo da una vergine di nome Chiribirias, nello Yucatan

  • il dio Bacco nell'antica Grecia;

  • il dio Freyr in Scandinavia;

  • il dio Huitzilopochtli nell'antico regno azteco

  • il dio Mithra, noto con l'appellativo di “Salvatore” nell'antica Persia

  • il dio Oro nell'antico Egitto, figlio di una madre vergine

  • il dio Quetzalcoat nell'antico Messico

  • il dio sumero Shamash

  • il dio Tammuz, unigenito figlio della dea Ishtar nell'antica Babilonia

  • il il dio Sol Invictus a Roma

  • il dio Cristo per i cristiani.

 

Fonti:

  • Le radici pagane del cristianesimo (diviso in sottosezioni) in questo blog

  • Cronache della Spirale del Tempo di David Icke

  • Dizionario di Angeli, Demoni e Dèi di Manfred Lurker

  • Figli di Matrix di David Icke

  • Il Libro che la Tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, a cura di Tim C. Leedom e Maria Murdy

  • Il Segreto più Nascosto di David Icke

  • La Guida di David Icke alla Cospirazione Globale [E come fermarla] di David Icke.

31/12/2010

IL FEMMININO SACRO NEL CICLO ARTURIANO

Qual è il colore caratteristico delle serpi, come del rettile della Genesi? Di che colore gli abiti generalmente associati – dopo relative istruzioni papali – alla peccatrice redenta, la Maddalena penitente? Di che colore la vegetazione del paradisiaco locus amenus dei miti idilliaci di saturnina età aurea, narrati in tutto il globo? Quale il colore emblematico della Grande Madre, la si chiami Aruru, Artemide o Cibele, primo oggetto di venerazione da parte dell'Homo Sapiens? Quale il colore delle foglie di cannabis, usate dagli antichi, al pari dei funghi allucinogeni, come tramite per comunicare col divino? Quale la tonalità della pelle di deità dell'antica quanto fertile valle di Hapys (il Nilo), come Seth, il mitologico rettile, o Apophys, che etimologicamente quanto artisticamente è associato alla “serpe”? La serpe... il cerchio si chiude.

Qual è infine il colore che tinge da protagonista tutta l'opera anonima, il Sir Gawain and the Green Knight?

La risposta a tali e molti altri quesiti è sempre e inevitabilmente una: il “verde”.

Verde come la Madre Terra venerata in modo esclusivo nel Paleolitico, la quale assunse un valore completamente differente nel Neolitico: la Grande Madre che provvedeva ad assicurare all'uomo quanto necessitava fu avvertita come “traditrice” dopo la fine dell'ultima era glaciale (vale a dire nel 9500 a.C.). Ora era il Sole a donare calore e pioggia – indispensabile quest'ultima per coltivare. Nacquero l'agricoltura e l'allevamento, e con loro la società patriarcale.

È a questo punto che il verde (la Terra) acquista un significato complessivamente opposto a quello precedente: la madre amorevole e dispensatrice di ogni bene è ora la tentatrice, avendo l'uomo collegato il coito al parto e sottolineando l'aspetto meramente erotico del femminino, a discapito della sacralità precedentemente attribuita alla sua funzione materna (simboleggiata dalle cosiddette “veneri preistoriche”).

Tuttavia anche nell'età classica, il mito della Grande Madre si conservò, dietro a dee come Afrodite, Artemide, Venere o Diana, od anche dietro a deità maschili come Dioniso (protettore delle feste, del divertimento, del raccolto, del vino e delle orge – tutti elementi sacri alla Grande Madre paleolitica) o Pan. Pan, associato al capro (poi simbolo di Baphomet, Bafometto, il demonio), che, tramite la sua espiazione (il “capro espiatorio”), donava vita, fertilità (come le Terra, la natura). Le corna del capro erano simboli fallici di fertilità e il nome di questa divinità (Pan) richiama il panteismo, la forma di culto del femminino, ove l'uomo si sente unito alla sua Madre Terra e si ritiene pertanto parimenti divino.

In ogni caso, con la caduta – seppur parziale – del mito della Dea Madre, sorsero racconti come il Rotolo della Tentazione (conservato attualmente presso il British Museum londinese), sostanzialmente analogo a quello contenuto nei primi capitoli della Genesi. Qui, nel Rotolo, più esplicito del primo libro mosaico, il “verde” è sinonimo della presunta natura tentatrice del femminino. Non a caso sarà il serpente (da sempre associato alla Madre Terra in quanto fonte di veleno e di cure, e pertanto ambivalente al pari della Grande Madre) a tentare Eva, e la donna (châwâch, Eva in ebraico, significa proprio “donna”) a tentare Adamo.

La donna, nella concezione teologica giudaico-cristiana sarà simbolo di un shatan, secondo la valenza ebraica del termine, vale a dire “tentatore”, “accusatore”, sottoposto però a Dio, e non suo nemico, come nella concezione puramente cristiana di Satana, identificato col demonio e con Lucifero. La menzione di Luxi-fer, “portatore di luce” merita particolari attenzioni: “Lucifero” era infetti un nome riferito a Venus, Venere, dea della fertilità e imago della Grande Madre.

È interessante quindi come il “verde”/femminino divenga a questo punto sottomesso al concetto di “bene”, personificato e inteso come Sole (prima) o come Dio (in seguito), dove per “Dio” si intenda il dju indoeuropeo, associato alla luce, al pari del Sole. Il “verde” è dunque ciò che tenta i figli di Dio, ponendoli alla prova (tramite insidie) per verificare il loro rigore morale: in altre parole, per valutare se siano effettivamente degni del loro status di figli amati dal Signore.

Ed è esattamente questo il valore che assume il colore verde nel Sir Gawain and the Green Knight: è il Cavaliere Verde (the Green Knight), stregato da Morgan le Fay, che porrà alla prova Galvano (Gawain). La sua domina è appunto Morgana, Morgaine in goidelico scozzese e Murgein (poi Urgein) in gaelico irlandese, il cui nome è etimologicamente legato al “mare” (mer in francese, la lingua degli autori della maggior parte delle opere del ciclo bretone) e dunque alla “madre” (mère). Infine Gawain non si rivelerà degno d'esser cavaliere, poiché privo del coraggio necessario per affrontare il Cavaliere Verde unicamente con le proprie forze.

Ecco dunque un “Cavaliere Verde” che mette alla prova, o tenta, al pari di Eva, emblema della Grande Madre (il “verde”), intesa come insidiosa tentatrice, anziché amorevole madre, come era invece per gli uomini del Paleolitico e anche in certi ambienti dell'età classica, ove dietro a divinità maschili si celava la sacralità – prettamente femminile – di Madre Natura.